Rosa canina L. – Rosa di bosco

Nomi comuni: Rosa selvatica, Rosa di macchia

La Rosa selvatica venne chiamata canina perché si riteneva che le sue radici fossero un ottimo rimedio per curare la rabbia procurata dai morsi dei cani. Il nome è poi passato ai Romani. Plinio il Vecchio infatti racconta che un soldato venne guarito dalla rabbia proprio grazie a questa pianta.

Portamento

Pianta a portamento arbustivo, strisciante, appartenente alla famiglia delle Rosaceae, può raggiungere i 2-2,5 m di altezza. Generalmente si appoggia su altre piante o a supporti inerti.

Il fusto, ramificato e lignificato nella parte basale, è rivestito di spine rigide ed arcuate. Nella pianta giovane la corteccia è verde, poi diventa bruno-grigiastra.

Foglie

Le foglie caduche o semi persistenti, alterne, sono imparipennate, composte da 5-7 foglioline ovali, acute e con margine seghettato.

Fiore

Fiori ermafroditi, di colore rosa, con diametro di 4-6 cm, sono solitari o riuniti in piccoli gruppi. I sepali sono laciniati e ripiegati all’indietro.

La pianta fiorisce da maggio a luglio.

Frutto

Il falso frutto della rosa canina è caratterizzato da un colore rosso e da una consistenza carnosa; è edule ma aspro e non appetibile fresco. Esso deriva dalla modificazione del ricettacolo fiorale e contiene al suo interno degli acheni. 

Gli acheni sono i frutti veri e propri della rosa canina, derivano dalla modificazione dei carpelli ed ognuno di essi contiene un seme. 

La struttura nel suo insieme (di 1 o 2 cm) viene chiamata cinorrodo. 

I cinorrodi maturano tra ottobre e novembre.

Distribuzione

Ambiente: margine di boscaglie degradate, cespuglieti e siepi. I limiti altitudinali sono compresi tra 0 e 1500 m s.l.m.

È la specie di rosa spontanea più comune in Italia.

Preferisce suoli abbastanza profondi, limosi e moderatamente aridi, è una specie pioniera. 

Resiste al freddo e tollera anche il caldo, inoltre è un arbusto rustico che non subisce attacchi da molti parassiti (a differenza delle rose coltivate).

Riserva Naturale Monte Rufeno

La specie si trova in Riserva negli aspetti di cespuglieti, garighe o luoghi aridi.

Utilizzi secondo la tradizione

La polpa del cinorrodo è edule, il sapore è dolce-acidulo. Viene largamente usata per i suoi altissimi contenuti di vitamina C e per il suo contenuto di bioflavonoidi (fitoestrogeni). 

I principi attivi (oltre alla vitamina C, tannini, acidi organici, pectine, carotenoidi e polifenoli) vengono usati dalle industrie farmaceutiche, alimentari e cosmetiche; i frutti, seccati e sminuzzati, vengono usati in erboristeria per la preparazione di infusi e decotti. 

È indicata come astringente intestinale, antidiarroico, vasoprotettore e antinfiammatorio, inoltre viene consigliata nei casi di debilitazione.

I semi vengono utilizzati per la preparazione di antiparassitari ed i petali dei fiori per il miele rosato. Il suo decotto viene utilizzato in cosmetica per pelli delicate e arrossate. 

Con i frutti freschi si preparano ottime confetture.  Si ricava una marmellata anche dai petali di rosa.

Sempre con i frutti è possibile preparare un liquore chiamato gratacül, dal nome dialettale gratacü delle bacche nel nord Italia (Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna). 

La rosa canina può essere usata con successo per creare siepi interpoderali o difensive, quasi impenetrabili, per le numerose spine robuste che possiede lungo tutti rami. 

È una pianta mellifera, i fiori sono molto bottinati dalle api, che ne raccolgono soprattutto il polline, ma produrre del miele uniflorale è molto difficoltoso perché è solo sporadica. 

La specie è usata inoltre come portainnesto o per ottenere ibridi con caratteristiche particolari.

Curiosità

Le foglie sono nutrimento per le larve della farfalla Saturnia pavonia

Le api tagliafoglie tappezzano con le sue foglie i loro nidi. 

Pregevole è il fiore, ricco di polline, per coleotteri e imenotteri.  

I frutti servono da nutrimento per il fringuello verde, il frosone, il fringuello marino, il riccio e la lepre. Secondo la cura con i fiori di Bach questa pianta agisce su coloro che sono rassegnati ed apatici curando la tristezza eccessiva voce monotona assenza di riso o di pianto.

BIBLIOGRAFIA:

Museo del Fiore

Archivio Interattivo del Museo del fiore

Riserva Naturale Monte Rufeno

a cura di Gianluca Forti

© 1999 – Museo del Fiore – Comune di Acquapendente (VT)

Foto di Elena Rocchini