Ophrys bertolonii Moretti – Orchide maggiore

Nomi comuni: Ofride di Bertoloni, fior di specchio, uccellino allo specchio

Il nome del genere deriva dal greco ophrys =sopracciglio, forse perchè questo tipo di fiore veniva utilizzato per ricavare tinture per capelli e sopracciglia (come riferiva Plinio il vecchio), o forse per la forma dei tepali interni, simili appunto a sopracciglia. 

Il nome specifico invece è un omaggio al medico e botanico bolognese Antonio Bertoloni, che visse tra la fine del ‘700 e la metà dell’800, e che la descrisse a Genova nel 1804.

Portamento

Pianta erbacea perenne, bulbosa, appartenente alla famiglia delle Orchidaceae, può raggiungere i 13-35 cm di altezza. Da due bulbi biancastri e carnosi si diparte lo stelo eretto ed indiviso.

Foglie

Le foglie basali sono ridotte a squame brevi, le cauline inferiori sono ellittiche, acute e ripiegate a doccia, le superiori sono lineari e progressivamente di aspetto bratteale.

Fiore

Fiori ermafroditi, riuniti in infiorescenze lasse di 3-8 fiori, con i tepali esterni più brevi del labello, rosei o rosso-violacei (raramente verdastri). Tepali interni più corti degli esterni, rosso-violacei e quasi privi di peli. Labello intero, senza gibbosità basali, con apice smarginato e appendice volta all’insù, pubescente e di colore bruno violaceo scuro su tutta la superficie, tranne per una macchia glabra e azzurra. 

Il ginostemio è slanciato e termina con un evidente rostro appuntito che richiama la testa di un uccello (da qui uno dei nomi comuni).

La pianta fiorisce da aprile a maggio.

Frutto
I frutti sono capsule, contenenti numerosissimi e piccolissimi semi che nonostante la scarsità di sostanze di riserva riescono a germinare con l’aiuto di un fungo simbionte del genere Rhizoctonia.

Distribuzione

Nel Lazio è poco comune, ma non rara. Ambiente: prati aridi, garighe e incolti. I limiti altitudinali sono compresi tra 0 e 600, raramente tra 100 e 1600 m s.l.m.

Riserva Naturale Monte Rufeno

La specie si trova in Riserva negli aspetti di incolti e ambienti antropizzati.

Curiosità

L’etimologia del genere deriva dal greco “Orchis”, “testicolo” poiché la particolare forma del sistema radicale, composto da due bulbi ovoidi, ricorda l’apparato riproduttore maschile. 

La paternità del nome generico si attribuisce a Teofrasto (371-286 a.C.) il quale ravvisava in questa curiosa analogia morfologica la prova delle reali potenzialità curative delle Orchidee. 

Dello stesso avviso era Dioscoride (40-90 d.C.) che sottolineava l’importanza di queste piante nel trattamento di varie disfunzioni sessuali sia in ambito maschile che femminile.

Proprio per la particolare morfologia della parte ipogea, l’orchidea è considerata da sempre una pianta afrodisiaca e foriera di fecondità.

BIBLIOGRAFIA:

Museo del Fiore

Archivio Interattivo del Museo del fiore

Riserva Naturale Monte Rufeno

a cura di Gianluca Forti

© 1999 – Museo del Fiore – Comune di Acquapendente (VT)

Foto di Elena Rocchini