Anche se oggi #iorestoacasa in questo momento anche sotto casa i prati e aiole si stanno riempendo di tantissime leguminose, accumunate dall’avere il frutto appunto a legume e il caratteristico fiore che ricorda una farfalla (“fiore papilionaceo”, formato da un petalo più grande, chiamato vessillo e altri due petali detti carene che contengono l’ovario e le ali).

Sono tantissime le piante di questa famiglia, adesso ci sono in fiore molti trifogli e le più grandi veccie, come queste in foto, e arriveranno anche i latiri che fioriscono più in la. Le veccie si caratterizzano per la presenza di “cirri”, dei prolungamenti a viticcio che le legano alle piante vicine, da qui il nome Vicia  che deriva dal verbo latino “vincere, legare”.

Queste piante sono apprezzate per alimentare il bestiame, solo alcune ben conosciute sono utilizzate nell’alimentazione umana (come la fava, Vicia faba L.) e tutte arricchiscono il terreno, perché vivono in simbiosi con batteri che fissano dall’aria l’azoto che serve a loro e alle piante per crescere vigorose, e tutte attirano impollinatori e in questo tempo di difficoltà loro sono preziosissime perché con il nettare sostengono attivamente api e bombi.

Da noi tra le veccie ne possiamo trovare una rarissima all’interno dei querceti della Riserva Naturale Monte Rufeno, la Veccia di barbazita (Vicia laeta Ces.), inserita nel libro rosso delle piante come vulnerabile a livello nazionale.

Approfittiamo allora oggi per avere l’aiuto a dare un nome a queste piante grazie agli specialisti dello ZenLab dell’Università di Firenze disponibili a darci delucidazioni sul momento (www.facebook.com/zenlabunifi/) e con info su  www.museonaturalemaremma.it/virtual-bioblitz/.

 

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