La Stella di Betlemme

Oggi, Domenica in Albis, #iorestoacasa ma ad Acquapendente ci sarebbe dovuta essere la tradizionale Fiera dei Campanelli. Un fiore sicuramente ci ricorda quest’antichissima tradizione nel nome, nel colore, nelle forme e negli usi ed è la Stella di Betlemme (Ornithogalum divergens Boreau.).

E’ un piccolo giglio bianco dell’area mediterranea (oggi famiglia  Asparagaceae) con più fiori riuniti a forma di ombrello e ciascuno ha sei sepali bianchi solitamente aperti con tempo soleggiato, altrimenti chiusi e non appariscenti.

Il suo uso più noto è legato ai bulbi che, durante le carestie e fino al XVII secolo, erano usati come alimento, dopo averli fatti arrostire sulla brace e mescolati al miele. Per questa ragione era nota anche ad Acquapendente sulla via Francigena perché era frequente che i pellegrini dell’area mediterranea portassero nella bisaccia suoi bulbi essiccati come alimento.

E proprio oggi ad Acquapendente si sarebbe dovuto tenere un mercato in cui i pellegrini in transito un tempo scambiavano i loro poveri oggetti e le campanelle che avevano con se con quando occorreva per proseguire il cammino. Da qui la tradizione della fiera e ancor di più della produzione delle campanelle in ceramica e di altri oggetti, di cui Acquapendente fu importante centro di produzione sin dal medioevo.

In realtà tutte le parti della pianta, e soprattutto i bulbi, contengono alcaloidi che le rendono tossiche e pertanto l’uso alimentare nato in tempi di crisi può essere tollerato in misura ridotta e lo si sconsiglia.

In erboristeria la pianta risulta utilizzata limitatamente come rimedio a disturbi dell’apparato digerente e oggi è invece molto noto l’uso della “Star of Bethlehem” nella terapia dei fiori di Bach; nel mondo anglosassone piante dello stesso genere sono conosciute e coltivate come ornamentali e la caratteristica che dopo mezzogiorno, se il cielo è nuvoloso, arriccia i tepali ha procurato alla specie nomi quali “signora delle undici” e “Betty che-dorme-a-mezzogiorno”.

La pianta è conosciuta con il nome popolare di “latte di gallina” che deriva dal nome latino del genere Ornithogalum che deriva a sua volta dal greco (“ornis” = gallina e “gala” = latte) e significa “latte di uccello”, proprio per la presenza di un latice biancastro nei fusti che ne fuoriesce se spezzato. Per il bulbo è conosciuta anche come “cipollone bianco”.

Secondo la nuova Check List delle piante del 2018 in Italia è presente Ornithogalum divergens Boreau e non Ornithogalum umbellatum L., ritenuta dubbia e un tempo più nota come riportato nel nostro erbario.

 

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