Saturnia pyri (Denis & Schiffermuller, 1775).

Nome comune: Saturnia del pero, Pavonia maggiore

Classe: INSECTA 

Ordine: Lepidoptera

Famiglia: Saturniidae

Descrizione

E’ il più grande Lepidottero europeo: la femmina raggiunge un’apertura alare di 150-160 mm, il maschio è di dimensioni poco inferiori.

Deve il suo nome comune al fatto che i bruchi si nutrono principalmente di foglie di pero, ma può nutrirsi anche di foglie di melo, noce, pioppo, olmo, albicocco, ciliegio e diversi altri alberi del genere Prunus.

Le ali sono grigio-brune, attraversate da una striscia più chiara a zig-zag e ornate di una vistosa ocellazione. Quest’ultima presenta bordo nero, una macchiolina semitrasparente in posizione centrale e il centro anch’esso nero, è bordato internamente di color senape e più esternamente di due mezzelune, una bianca e l’altra rossa. 

Le ali anteriori hanno un disegno screziato all’apice e una zona di un marrone più scuro, delimitata da una striscia pure bruno-scura, alla base.

I bordi alari sono color crema. 

Il corpo è massiccio e peloso, la testa piccola e la spiritromba atrofizzata.

Il maschio adulto è dotato di due antenne pettiniformi, molto vistose, mentre nella femmina sono filiformi.

Biologia e Riproduzione

Gli adulti dell’unica generazione annua sfarfallano in primavera, tra la fine di aprile e l’inizio di giugno. 

Maschi e femmine hanno abitudini crepuscolari e notturne e vengono di sovente attirati dalle luci artificiali, suscitando sempre molto stupore per via delle dimensioni eccezionali che li portano ad essere scambiati pipistrelli o uccelli. 

L’adulto non è in grado di nutrirsi poiché presenta un apparato boccale atrofizzato, ragion per cui vivrà il tempo necessario per assicurare la riproduzione e la continuità della specie (poche ore o pochi giorni). 

Il maschio è dotato di due antenne pettiniformi con le quali capta il segnale odoroso della femmina anche a qualche km di distanza. La femmina, dal canto suo, produce dei feromoni sessuali, che guidano il maschio al loro incontro ed è caratterizzata dall’addome più voluminoso. 

Anche poche ore dopo l’accoppiamento, la femmina depone le uova ed esaurisce le ultime riserve energetiche accumulate da bruco, il maschio invece può accoppiarsi altre volte. 

Le larve sono, al pari degli adulti, tra le più grandi d’Europa.

Possono misurare fino a 12 cm di lunghezza e sono verdi o giallastre, dotate di tubercoli azzurri che recano poche lunghe setole.

Raggiunta la massima età (tra Giugno e Agosto), il bruco tesse un grosso bozzolo sericeo piriforme di colore marrone (fissato di solito sotto pietre o solai o tra le crepe dei muri.) ed al cui interno avviene la ninfosi. 

Trascorrerà uno o più inverni sotto forma di crisalide, dopodiché sfarfallerà l’adulto in primavera, come detto, in un periodo che va da aprile a giugno. 

Ambiente

La Saturnia del pero è una specie amante dei climi caldi (termofila), che vive nelle pianure o sulle basse colline, risultando più comune in prossimità della costa. I biotopi preferiti sono quelli di steppa alberata, dove crescono peri e pruni selvatici, ma non disdegna le campagne coltivate o i giardini, dove si sviluppa sugli alberi da frutto, come pure le zone ruderali.

Conservazione

Si tratta di una specie in declino: essa infatti non può adattarsi ai frutteti, regolarmente trattati con prodotti chimici; nello stesso tempo va scomparendo dalle zone rurali a causa dell’eliminazione degli alberi da frutto che venivano adoperati come sostegno dei filari della vite. Nella Pianura Padana è praticamente estinta. Questa meraviglia della Natura è relegata al giorno d’oggi nelle zone ruderali come casali o giardini abbandonati, dove gli è offerta ancora una possibilità di sviluppo.

 Curiosità

Le grandi macchie ocellari presenti sulle ali rappresentano probabilmente un mezzo di difesa contro piccoli predatori come rettili, uccelli o insettivori.

Esse infatti costituiscono dei falsi occhi che possono ricordare, nella farfalla ad ali spiegate, quelli di una civetta, rapace molto temuto da tutti questi piccoli animali. 

Servirebbero quindi a sorprendere il predatore e/o deviarne gli attacchi lontano dalle parti vitali.

BIBLIOGRAFIA:

Museo del Fiore

Archivio Multimediale del Territorio

della Riserva Naturale Monte Rufeno

a cura di Gianluca Forti, Roberto Papi e Bruno Paparatti

© 2001 – Museo del Fiore – Comune di Acquapendente (VT)

Foto di Elena Rocchini