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Il rinoceronte volante!

𝑳𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂 𝒊𝒏𝒕𝒐𝒓𝒏𝒐 𝒂𝒍 𝑪𝒂𝒔𝒂𝒍𝒆

Buon mercoledì dalla rubrica del Museo!

Bentrovat@ nel nostro salottino naturalistico! 

Oggi parliamo di un insetto assai particolare: il rinoceronte volante!

No, non si tratta di certo di un mammifero in preda a qualche strano incantesimo, ma di un coleottero dalle dimensioni piuttosto grandi! 

Oryctes nasicornis appartiene alla famiglia Scarabeidae e non passa mai inosservato, in quanto può arrivare a misurare fino a 42 mm di lunghezza! 

Questo insetto deve il suo nome al particolare corno cefalico rivolto all'indietro, proprio come il corno degli omonimi mammiferi africani! 

Questo tratto distintivo costituisce il suo forte dimorfismo sessuale, in quanto solo gli individui di sesso maschile lo possiedono. 

Il rinoceronte volante, oltre ad essere diffuso in tutto il nostro Paese, è presente in gran parte dell'Europa, ad eccezione delle isole britanniche, in Madagascar, Nord Africa e nel Vicino Oriente. 

Le sue elitre, ovvero il paio di ali indurite che contengono quelle membranose adatte al volo, sono di color castano rossastro, mentre le parti del torace e del capo sono leggermente più scure. 

Ha abitudini perlopiù crepuscolari e notturne ed è per questo che è difficile osservarlo in pieno giorno, ma è attratto dalle luci artificiali dei lampioni. 

Questo coleottero è tipico dei boschi vetusti, infatti la femmina depone le uova nel legno di tronchi marcescenti. 

Il suo ciclo vitale si compie in circa 3-4 anni, quando dopo due mesi di vita vissuta in libertà allo stadio adulto, fuori dal terreno, l'insetto muore senza essersi nutrito e dopo aver consumato tutte le riserve accumulate nel corso dello stadio larvale. 

Sapevate che sia in Italia che in Europa gli Oryctes sono molto spesso vittime di larve parassite di imenotteri del genere Scolia e Megascolia

Le femmine di questi insetti cacciano le larve di scarabeidi nel terreno per poi paralizzarle con il loro veleno e deporvi sopra le uova, le quali daranno vita a larve che si nutriranno dell'ospite paralizzato portandolo alla morte. 

Non è per niente romantico, ma anche questa è la natura.

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