Oggi per le pillole di #iorestoacasa vi parliamo della Calendula (Calendula arvensis (Vaill.) L.) che è un tenue fiorellino aranciato (infiorescenza a capolino) che può aggregarsi e tappezzare terreni incolti, margine sentieri e strade, nei vigneti
E’ specie mediterranea molto comune o comunissima nel Lazio.
Il nome del genere deriva dal latino calendae, perché fiorisce in ogni mese dell’anno.
Viene utilizzata come antinfiammatorio, antisettico, antispasmodico, cicatrizzante, callifugo, sudoripara, e regolatrice del flusso mestruale.
Utilizzata anche per tingere i capelli e anche stoffe, per ammorbidire la pelle e in infuso per sfiammare gli occhi arrossati.
Le foglie vengono utilizzate in misticanza con altre erbe e i fiori servono anche per guarnire antipasti. I petali essiccati servono per aromatizzare il vino, che dopo essere stato esposto al sole per 10 giorni, diventa un ottimo aceto.
Nella mitologia greca la pianta è associata a Afrodide che addolorata per la morte del giovane amante Adone pianse lacrime, che toccando terra, si trasformarono in calendole. Per questo motivo nel periodo ottocentesco il fiore veniva sempre associato a simobologie tristi causate da pene d’amore o da gelosia e inganni.
Anche William Shakespeare decanta il fiore nel sonetto xxv “I favoriti dei grandi principi schiudono i loro bei petali
come la calendula sotto l’occhio del sole”.

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